Oggi ho ricevuto la lettera di invito alla “Festa del Donatore” . . .

Non potevo non rispondere!

Saluti.

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Gentile sig. Presidente.

La ringrazio per l’invito alla festa in oggetto di cui ho ricevuto oggi comunicazione.

La donazione di sangue, credo, è un gesto che va molto al di là delle cellule di cui quella sacca è composta (e che, naturalmente, ha una importanza pratica di enorme rilevanza).

E’ un gesto che nasconde e mostra allo stesso tempo una empatia con il resto del genere umano: nell’anonimia del donatore e del ricevente è un gesto che richiama l’universalismo che ci vede tutti parte di un insieme
e tutti individui.

“Non importa se …” recita uno dei “nostri” slogan più riusciti.

Ma, come al solito, purtroppo, ci sono dei limiti e il programma della manifestazione li evidenzia. Il limite è l’appartenenza alla religione cattolica:
1 – Il ritrovo è “sul sagrato della chiesa”: poteva scrivere piazza Libertà
2 – La Messa, immancabile
3 – Il rinfresco all’oratorio
Pur non avendolo Lei scritto, immagino che tra le autorità cittadine che parleranno ci saranno prelati o simili.

A un donatore non si chiede se ha o non ha una religione e quale questa sia, ma l’Associazione che li rappresenta si schiera apertamente dalla parte della religione e di una religione in particolare. Foss’anche, come è per motivi che non è questo il contesto per analizzare, quella della stragrande maggioranza della popolazione e dei volontari stessi, questa è una prevaricazione, una marginalizzazione di coloro che hanno scelto un’altra strada, di coloro che credono in altro, di coloro che, come me, non credono negli dei e donano sangue per il piacere di sapere che per la vita umana che si salverà “Non importa se sei ateo o credente”; di coloro che, come me, non donano nella speranza di una migliore vita futura, ma nella certezza di dare una migliore vita presente a qualcuno che ne ha bisogno.

Rispetto, naturalmente, la posizione dei credenti e non è mia intenzione entrare in discussione sull’argomento della fede. Quello che metto in discussione è il diritto di un’associazione laica qual’è l’AVIS di prendere posizione su aspetti religiosi che devono appartenere alla sfera personale.

Nel 140° della Breccia di Porta Pia, la pessima figura che lo Stato Italiano sta facendo di fronte ai suoi padri, quella che i Bersaglieri fanno nei confronti dei loro morti, di fronte a tutti coloro che hanno portato la laicità in un paese oppresso da un regime ierocratico, si aggiunge quella dell’associazione che Lei rappresenta: sicuramente è in buona compagnia.

Io continuerò a donare il mio sangue, Ferritina permettendo, e lo farò con  piacere. Sono sicuro che con piacere qualcuno lo riceverà. Non verrò, però, alla messa nè agli altri eventi previsti: non me ne voglia.
Cordiali saluti.

Antonio D’Eramo
Coordinatore UAAR del Circolo della Provincia di Varese

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