———– ABOLIAMO IL CONCORDATO ———– ————— la petizione dell’UAAR —————–

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Gli “sbattezzati” ed il calcetto

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Non ha fine la disputa sulla possibilità per uno sbattezzato di partecipare a partite di calcetto organizzate dalla parrocchia. La squadra con cui il “nostro” Samuele intendeva partecipare al torneo è stata formalmente invitata ad escludere lo “sbattezzato” dalla lista dei giocatori, pena la non iscrizione al torneo.

Di seguito il testo del messaggio appena inviato al quotidiano on-line locale VareseNews: aggiorneremo il link qualora questo decida di pubblicarlo.

Continueremo a tenervi informati.

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Egregio Direttore,

spero che l’oggetto del messaggio non la dissuada dal continuare a leggerlo.

Purtroppo la storia che ci viene richiamata alla mente non è finita ed ho appreso pochi minuti fa che il “nostro” Samuele non potrà partecipare con la sua squadra al torneo di calcetto del suo paese. Il caposquadra ha ricevuto dal Parroco una diffida dall’iscrivere al torneo una squadra che avesse Samuele tra i giocatori: “via Samuele o niente iscrizione”.

La notizia è freschissima e non so se e quale seguito avrà. Certo che Samuele era molto agitato: non aveva partecipato personalmente alla presentazione del torneo proprio per mantenere i toni bassi, ma, evidentemente, il Parroco non aveva dimenticato nè aveva intenzione di farlo. Nè, ancora, nutre un qualsiasi dubbio sulla correttezza del suo vecchio gesto, tanto da riproporlo con ancora maggiore enfasi e davanti ad una platea molto più vasta. Platea che, occorre dirlo, mi è stato riferito essere in amplissima parte d’accordo con il Parroco.

Ma noi “razionalisti” dell’UAAR non siamo abituati a considerare il numero delle persone come segnale di ragionevolezza, anzi sappiamo che spesso le cose stanno proprio al contrario.

Non so quanto valga la pena di ribadire, in questa sede, che Brenno non ha un altro campo di calcio, che il fatto che lo Stato Italiano abbia abdicato al suo compito educativo per darlo in concessione (profumatamente finanziato) alla Chiesa (la quale lo usa a suo proprio tornaconto) non esime lo Stato (non la Chiesa il di cui “messaggio”, se questo è, non può che lasciarci sconfortati) dal preoccuparsi dei suoi cittadini e del loro inserimento e riconoscimento sociale “senza distinzione di sesso e di religione”.

Al torneo parteciperanno senz’altro credenti in altro che non sia la religione cattolica, ma al Parroco questo va bene. Lo “sgarro” di Samuele, invece, mina la solidità della concezione fideistica che trasforma i cittadini in credenti. Che stia fuori, quindi, l’ateo Samuele!

Noi dell’UAAR, in particolare del Circolo di Varese ed in particolare io, in qualità di coordinatore, sento il dovere morale di difendere Samuele da questo nuovo attacco. Chiedo formalmente al Parroco, tramite lo spazio che, spero, il Suo quotidiano vorrà concederci, di darci la disponibilità ad un incontro in un luogo pubblico, dove possiamo scambiarci, in modo pacato e civile opinioni in merito al trattamento subito da Samuele.
Non si tratta, ovviamente, di mirare a riammetterlo al torneo, al quale il ragazzo stesso probabilmente non avrà più voglia di partecipare, ma di capire insieme come Stato e Chiesa devono regolarsi nei confronti del cittadino e cosa il cittadino deve aspettarsi da essi, se e vero che la Chiesa considera gli atei “esseri non completamente umani” e per questo indegni di essere frequentati (come starebbe a dimostrare l’atto del Parroco), come concilia queste affermazioni, fatte dal Dott. Ratzinger, con il “Cortile de’ Gentili” al quale l’UAAR non è stata invitata a partecipare, mentre saranno, ovviamente, invitati gli “atei devoti” che difendono la croce nelle scuole pubbliche più di quanto non facciano i credenti stessi.

Probabilmente nè Samuele nè l’UAAR hanno i mezzi legali per imporre al Parroco una decisione diversa da quella che egli ha preso: la Parrocchia è della Chiesa e poco importa se i soldi sono di tutti i cittadini, anche di quelli che hanno destinato il loro 8×1000 allo Stato. Ma se questo è vero allora non resta che ammettere che lo Stato ha sbagliato nell’affidare il compito educativo alla Chiesa, la quale non rispetta i principi fondanti della nostra Repubblica che sono scritti sulla nostra Costituzione, principi che si possono modificare e migliorare, come tutto ciò che è di natura umana, ma che finché sono scritti vanno rispettati.

Che lo Stato si riappropri dei propri diritti e si riaccolli i propri doveri, visto che è nello Stato e nelle forme in cui esso si manifesta che i cittadini hanno creduto. Che la Chiesa viva ed agisca in piena libertà ed autonomia, ma con propri mezzi e con propri principi che noi non mettiamo in discussione, visto che non ci riguardano. Che i credenti la sovvenzionino, se ritengono di farlo, ma che lo Stato si riappropri di quanto destinato alle scuole private confessionali, che il Concordato così com’è venga abrogato e che si torni a parlare di “Libera Chiesa in libero Stato”. Che le leggi vengano fatte basandosi sul principio di libertà così come sancito dalla “Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino” da una Rivoluzione Francese che qui da noi non è quasi mai riuscita a prendere il posto dello Stato etico che la Chiesa vuole imporre e che (ahimé) lo Stato non solo si lascia imporre, ma per il quale “attende istruzioni” dall’oltre Tevere.

Gentile Direttore, mi scuso per la prolissità. Ammesso e non concesso che Lei decida di pubblicare queste righe, se ritiene di sintetizzarle faccia pure: sono sicuro che non ne snaturerà lo spirito (anzi, magari, mi “corriggerà” qualche strafalcione).

Cordialmente.

Antonio D’Eramo
Coordinatore Circolo Provinciale UAAR di Varese

Vademecum per la rimozione del crocefisso

7 commenti

Alcune interessanti considerazioni alle più frequenti domande sull’argomento.

Perché la richiesta di togliere il crocifisso dalle aule (e dai luoghi pubblici statali?)
Lo stato usa il crocifisso come se fosse un simbolo della Repubblica Italiana mentre il crocifisso è simbolo della sola religione cattolica, simbolo della repubblica italiana riconosciuto dall’articolo 12 della costituzione è il tricolore. L’onere della prova puà comunque essere invertito: perché non chiedere alla Chiesa cattolica perché lo vuole mettere, anzi, perché lo vuole far mettere dall’autorità politica? Nell’usare il crocifisso come simbolo della repubblica lo stato compie una discriminazione verso i cittadini non cattolici.

Ma vi offende?

NO! il crocifisso come altre opere dell’ingegno umano non offende alcuno, è quando lo s’innalza a simbolo di tutti ignorando costituzione, legge e diritti vari che chi lo usa impropriamente (come mezzo di discriminazione) genera un problema. Non è nemmeno completamente inoffensivo: il cristianesimo si è imposto come religione predominante quasi sempre con l’uso della forza (contro i pagani, contro gli indigeni americani… suggerisce niente la parola ‘crociata’?) Anche il simbolo dell’UAAR è inoffensivo, anche la statuetta del Buddha lo è, ma nessuno chiede di affiggerli nelle aule scolastiche.

Ma i crocifissi vi dànno fastidio?

NO! Né a noi né ai giudici di Strasburgo danno fastidio : sono semplicemente fuori posto. Il condizionamento che producono è diverso : trasmettono il messaggio che la religione cattolica è la religione dello Stato. Ma da 25 anni a questa parte non è più così (per legge). Fino a prova contraria, non dà fastidio nemmeno la loro assenza: nella maggioranza dei paesi occidentali non ci sono. Né ci sono in molte scuole italiane. E allora, perché imporli con la forza del potere politico?

Ma togliendo il crocifisso non si crea il vuoto?

Al contrario. A seconda dell’età degli alunni le aule sono piene di disegni, lavoretti didattici, fotografie, cartine geografiche, ricerche, grafici, ecc. Tutti documenti che possono essere analizzati criticamente, rimossi e sostituiti senza scandali. E’ il crocifisso, come ogni oggetto sacro, che crea il vuoto attorno: affiancargli altro è problematico (sarebbe accettato un poster sui metodi contraccettivi? ), a toglierlo si solleva il finimondo, si è indotti a tributargli un rispetto superiore.

Ma è un simbolo culturale, escluderlo dalla scuola non sarebbe un controsenso?

A parte il fatto che il crocifisso è ovviamente un simbolo religioso e di una particolare religione, se dovesse entrare nella scuola statale come simbolo lo dovrebbe fare come oggetto di studio tra gli oggetti di studio, all’interno di ricerche critiche sui simboli antichi e moderni, religiosi e non religiosi.

Ma il concordato?

No, non prevede l’esposizione del crocifisso. Inoltre nella revisione “concordata” nel 1984 tra la Repubblica Italiana e lo Stato Vaticano ed entrata in vigore nel 1985 la religione cattolica non è più religione di stato (con l’abolizione dell’articolo 1 dei patti lateranensi) .

Ma la tradizione?

Nessun governo dovrebbe poter aggirare la legge vigente in nome di questo o quel principio (tradizione, religione o quant’altro) altrimenti qualsiasi governo potrebbe scegliere un altro simbolo tradizionale e sostituirlo al crocifisso (s’immagina se domani un governo un po’ massonico mettesse al posto del crocifisso “squadra e compasso”, o un governo un po’ pagano mettesse una bella statuetta di Venere?). Il ricorso alla tradizione è del resto un classico errore argomentativo: anche la schiavitù, la poligamia o l’infibulazione sono pratiche tradizionali. Infine, l’ateismo è, se possibile, ancora più tradizionale del cristianesimo: uomini dichiaratemente atei sono vissuti in Italia 500 anni prima di Cristo.

Ma il crocifisso non rappresenta l’identità italiana?

No, rappresenta l’identità dei cattolici, i non cattolici, in Italia, sono circa un quarto della popolazione. Il simbolo dell’Italia è il tricolore, il simbolo della Repubblica lo stemma con la stella. E ricordiamo che l’Italia, per unirsi, ha dovuto dichiarare guerra al papa.

Ma gli stemmi comunali e le bandiere europei con croci vari?

Come già detto il problema è la croce o il crocifisso, dunque le bandiere o gli stemmi comunali non presentano un problema in quanto simboli decisi dai rispettivi stati, o comuni in base a leggi e procedure democratiche.

Ma non lo prevede la legge italiana?

No, la Corte Costituzionale ha stabilito che nessuna legge impone il crocifisso: a prevederlo sono solo regolamenti del regno d’italia (la cui costituzione prevedeva l’esposizione del crocifisso) in epoca fascista i regolamenti vennero riproposti e ne venne controllata l’applicazione.

Ma allora dovreste rinunciare alle feste religiose?

Anche le feste sono decise secondo legge e a nessuno è imposto il loro rispetto o il dover frequentare una funzione religiosa, inoltre è sensato nel caso delle festività organizzarle intorno alle abitudini della maggioranza dei lavoratori (come non si festeggia il santo patrono di Milano a Venezia così non ha senso festeggiare una festività di 1 abitante su 1’000’000, sarà quel cittadino a prendersi il suo giorno di festa).

Ma questo significa togliere le croci dalle strade e dalle chiese?

Assolutamente no, i luoghi di culto sono liberi di esibire i simboli del culto che si celebra come, nei vincoli legislativi (edilizi e regolamenti vari) è possibile esporre qualsiasi simbolo religioso, così come si è liberi di mettersi qualsiasi simbolo religioso addosso (sempre che non violi altre norme, come per il burka integrale che impedisce il riconoscimento, o aggiunte fantasiose a divise ed uniformi).

Ma il valore positivo del crocifisso?

La positività che ognuno può trovare in questo o quel simbolo non può essere usata dallo stato come una giustificazione per aggirare le leggi, lo stato – il governo – devono usare i simboli dello stato, altrimenti qualsiasi governo potrebbe decidere per sostituire il crocifisso con altro simbolo ritenuto positivo. Inoltre il crocifisso in quanto simbolo denso di storia e significati significherà cose diverse per ognuno. Tra i significati principali del crocifisso con il Gesù morente c’è quello del sacrificio e della sofferenza, motivo per cui altre confessioni cristiane utilizzano la semplice croce simbolo della resurrezione e del rinnovamento spirituale.

Ma il volere della maggioranza?

In democrazia non si impone mai la volontà della maggioranza sui principi fondamentali: il simbolo di una parte non può essere simbolo del tutto!

 

A cura dei circoli UAAR