Rassegna film “Le ragioni della laicità ” – pareri e commenti

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Si è chiusa ieri la rassegna dei 4 film.  Con la proiezione di “Habemus papam”.

Avete pareri sulla rassegna appena  conclusa? 
e suggerimenti per la proiezione di altri film che vorreste vedere in una prossima rassegna?

Foto del nostro gazebo a Saronno

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In aprile abbiamo dedicato 4 sabati a banchetti nelle piazze di 4 città della nostra provincia.
Saronno,  Busto Arsizio,  Gallarate e Varese.
Obiettivo: campagna informativa sull’8per1000 e promozione delle nostre attività.

Scrocifiggiamo l’Italia

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http://www.aforismario.it/ateosofia/scrocifissione.htm

“Hard Rock Café” di Marco Corso, Liceo Scientifico Tosi di Busto Arsizio

17 commenti

La sentenza della Corte europea dei Diritti dell’Uomo che decreta la rimozione del crocifisso dalle aule scolastiche ha avuto un effetto a dir poco miracoloso: una conversione di massa!
I giudici di Strasburgo sono meglio dello Spirito Santo; dopo la loro sentenza scopriamo che circa il 90% degli italiani sono animati da una profonda fede e quindi contrari alla rimozione della croce dalle aule scolastiche.
La Corte andrebbe ringraziata!
Grazie a lei, da oggi, in pieno spirito cristiano, non dovremo più sentir parlare di razzismo, discriminazione, barconi di migranti respinti come pacchi, campi nomadi dati alle fiamme o omosessuali pestati a sangue.
Che bello!

Ma mentre aspettiamo la conclusione di questa magnifica conversione, cosa ne facciamo di quei 2 bastoncini di legno perpendicolari appesi di fianco alla lavagna?
Andrebbero semplicemente tolti. E il motivo è questo: il crocifisso “viola la libertà di religione degli alunni” essendo un “simbolo che può essere ragionevolmente associato con il cattolicesimo” e che quindi andrebbe contro al “pluralismo educativo che è essenziale per la conservazione di una società democratica”.
Questo è quello che hanno scritto i Giudici.
Sembrano parole ovvie; il crocifisso, infatti, viene associato da tutti alla chiesa.
E invece ci sbagliamo tutti!
Nella laica Italia, destra, sinistra, centro e l’immancabile Conferenza Episcopale ci dicono che quello non è solo uno stemma religioso. La croce è un simbolo culturale, che rappresenta le fondamenta della storia e della cultura non solo italiana, ma dell’occidente intero, dicono.
La croce appesa in classe non c’entra niente con la chiesa!
Dev’essere intesa come simbolo culturale, non religioso.
E’ un po’ difficile da immaginare. E’ come se domani i produttori della Coca-Cola ci dicessero che la lattina rossa non va più considerata come una marca, ma come il simbolo di un fantomatico movimento culturale di globalizzazione.
Ci credereste o pensereste ad un’audace campagna di difesa (e diffusione) del marchio?
Ma proviamo a credere alle parole della chiesa. Proviamo quindi a pensare il crocifisso come un simbolo culturale e non religioso. Lo so che è difficile, ma proviamoci.
Bene, a questo punto potremmo condividere tutti la presenza della croce nelle aule scolastiche. Sarebbe sostanzialmente come una cartina geografica.
Ma qui sorge un problema: perché solo la croce?
Lo stesso ragionamento potrebbe (e dovrebbe) essere esteso a tutti le religioni.
E c’è di più.
Se vogliamo veramente rappresentare tutta la nostra storia, per non far torti a nessuno dovremmo appendere anche altri oggetti: una colonna di tempio greco, la lupa capitolina, lo scudo di Carlo Magno, le tavole di Martin Lutero, il cappello di Napoleone, bulloni della rivoluzione industriale, lo stemma dei Savoia, un moschetto della Prima Guerra Mondiale, una svastica, la falce e il martello, l’aquila fascista, il basco di Che Guevara, uno striscione del ’68, un disco dei Beatles, un pezzo del muro di Berlino e già che ci siamo anche un bel tricolore.
Le nostre classi sembreranno un Hard Rock Cafe, ma solo così sarebbe legittimata la presenza del crocifisso.
E invece in uno stato laico si vuole il monopolio della croce.
Qualcosa nel ragionamento non quadra; avete capito cosa?

P.S. in Italia non c’è alcuna legge che imponga di tenere i crocifissi in classe. La nostra costituzione sancisce la separazione tra stato e chiesa (art. 7), la libertà di culto (art. 19) e la libertà di espressione (art. 21). Quindi togliere il crocifisso dalle classi (riconsegnandolo alla scuola perché di sua proprietà) non costituisce alcun reato. Eventuali punizioni (o ritorsioni) sono da considerarsi del tutto illegittime.

Vademecum per la rimozione del crocefisso

7 commenti

Alcune interessanti considerazioni alle più frequenti domande sull’argomento.

Perché la richiesta di togliere il crocifisso dalle aule (e dai luoghi pubblici statali?)
Lo stato usa il crocifisso come se fosse un simbolo della Repubblica Italiana mentre il crocifisso è simbolo della sola religione cattolica, simbolo della repubblica italiana riconosciuto dall’articolo 12 della costituzione è il tricolore. L’onere della prova puà comunque essere invertito: perché non chiedere alla Chiesa cattolica perché lo vuole mettere, anzi, perché lo vuole far mettere dall’autorità politica? Nell’usare il crocifisso come simbolo della repubblica lo stato compie una discriminazione verso i cittadini non cattolici.

Ma vi offende?

NO! il crocifisso come altre opere dell’ingegno umano non offende alcuno, è quando lo s’innalza a simbolo di tutti ignorando costituzione, legge e diritti vari che chi lo usa impropriamente (come mezzo di discriminazione) genera un problema. Non è nemmeno completamente inoffensivo: il cristianesimo si è imposto come religione predominante quasi sempre con l’uso della forza (contro i pagani, contro gli indigeni americani… suggerisce niente la parola ‘crociata’?) Anche il simbolo dell’UAAR è inoffensivo, anche la statuetta del Buddha lo è, ma nessuno chiede di affiggerli nelle aule scolastiche.

Ma i crocifissi vi dànno fastidio?

NO! Né a noi né ai giudici di Strasburgo danno fastidio : sono semplicemente fuori posto. Il condizionamento che producono è diverso : trasmettono il messaggio che la religione cattolica è la religione dello Stato. Ma da 25 anni a questa parte non è più così (per legge). Fino a prova contraria, non dà fastidio nemmeno la loro assenza: nella maggioranza dei paesi occidentali non ci sono. Né ci sono in molte scuole italiane. E allora, perché imporli con la forza del potere politico?

Ma togliendo il crocifisso non si crea il vuoto?

Al contrario. A seconda dell’età degli alunni le aule sono piene di disegni, lavoretti didattici, fotografie, cartine geografiche, ricerche, grafici, ecc. Tutti documenti che possono essere analizzati criticamente, rimossi e sostituiti senza scandali. E’ il crocifisso, come ogni oggetto sacro, che crea il vuoto attorno: affiancargli altro è problematico (sarebbe accettato un poster sui metodi contraccettivi? ), a toglierlo si solleva il finimondo, si è indotti a tributargli un rispetto superiore.

Ma è un simbolo culturale, escluderlo dalla scuola non sarebbe un controsenso?

A parte il fatto che il crocifisso è ovviamente un simbolo religioso e di una particolare religione, se dovesse entrare nella scuola statale come simbolo lo dovrebbe fare come oggetto di studio tra gli oggetti di studio, all’interno di ricerche critiche sui simboli antichi e moderni, religiosi e non religiosi.

Ma il concordato?

No, non prevede l’esposizione del crocifisso. Inoltre nella revisione “concordata” nel 1984 tra la Repubblica Italiana e lo Stato Vaticano ed entrata in vigore nel 1985 la religione cattolica non è più religione di stato (con l’abolizione dell’articolo 1 dei patti lateranensi) .

Ma la tradizione?

Nessun governo dovrebbe poter aggirare la legge vigente in nome di questo o quel principio (tradizione, religione o quant’altro) altrimenti qualsiasi governo potrebbe scegliere un altro simbolo tradizionale e sostituirlo al crocifisso (s’immagina se domani un governo un po’ massonico mettesse al posto del crocifisso “squadra e compasso”, o un governo un po’ pagano mettesse una bella statuetta di Venere?). Il ricorso alla tradizione è del resto un classico errore argomentativo: anche la schiavitù, la poligamia o l’infibulazione sono pratiche tradizionali. Infine, l’ateismo è, se possibile, ancora più tradizionale del cristianesimo: uomini dichiaratemente atei sono vissuti in Italia 500 anni prima di Cristo.

Ma il crocifisso non rappresenta l’identità italiana?

No, rappresenta l’identità dei cattolici, i non cattolici, in Italia, sono circa un quarto della popolazione. Il simbolo dell’Italia è il tricolore, il simbolo della Repubblica lo stemma con la stella. E ricordiamo che l’Italia, per unirsi, ha dovuto dichiarare guerra al papa.

Ma gli stemmi comunali e le bandiere europei con croci vari?

Come già detto il problema è la croce o il crocifisso, dunque le bandiere o gli stemmi comunali non presentano un problema in quanto simboli decisi dai rispettivi stati, o comuni in base a leggi e procedure democratiche.

Ma non lo prevede la legge italiana?

No, la Corte Costituzionale ha stabilito che nessuna legge impone il crocifisso: a prevederlo sono solo regolamenti del regno d’italia (la cui costituzione prevedeva l’esposizione del crocifisso) in epoca fascista i regolamenti vennero riproposti e ne venne controllata l’applicazione.

Ma allora dovreste rinunciare alle feste religiose?

Anche le feste sono decise secondo legge e a nessuno è imposto il loro rispetto o il dover frequentare una funzione religiosa, inoltre è sensato nel caso delle festività organizzarle intorno alle abitudini della maggioranza dei lavoratori (come non si festeggia il santo patrono di Milano a Venezia così non ha senso festeggiare una festività di 1 abitante su 1’000’000, sarà quel cittadino a prendersi il suo giorno di festa).

Ma questo significa togliere le croci dalle strade e dalle chiese?

Assolutamente no, i luoghi di culto sono liberi di esibire i simboli del culto che si celebra come, nei vincoli legislativi (edilizi e regolamenti vari) è possibile esporre qualsiasi simbolo religioso, così come si è liberi di mettersi qualsiasi simbolo religioso addosso (sempre che non violi altre norme, come per il burka integrale che impedisce il riconoscimento, o aggiunte fantasiose a divise ed uniformi).

Ma il valore positivo del crocifisso?

La positività che ognuno può trovare in questo o quel simbolo non può essere usata dallo stato come una giustificazione per aggirare le leggi, lo stato – il governo – devono usare i simboli dello stato, altrimenti qualsiasi governo potrebbe decidere per sostituire il crocifisso con altro simbolo ritenuto positivo. Inoltre il crocifisso in quanto simbolo denso di storia e significati significherà cose diverse per ognuno. Tra i significati principali del crocifisso con il Gesù morente c’è quello del sacrificio e della sofferenza, motivo per cui altre confessioni cristiane utilizzano la semplice croce simbolo della resurrezione e del rinnovamento spirituale.

Ma il volere della maggioranza?

In democrazia non si impone mai la volontà della maggioranza sui principi fondamentali: il simbolo di una parte non può essere simbolo del tutto!

 

A cura dei circoli UAAR